Val di Susa, 25 febbraio 2012. Un giovane lupo viene trovato agonizzante in una vigna tra le frazioni Sarà di Trana e Colombé di Giaveno: soffocato dal laccio di un bracconiere, muore poco dopo. È il Corpo Forestale dello Stato a condurre le indagini, che consentono di individuare l’autore dell’atto di bracconaggio, un pensionato che cercava di liberarsi illegalmente di alcune volpi. Dopo gli accertamenti del caso, l’uomo, reo confesso, viene denunciato alla Procura della Repubblica di Torino e nel processo il WWF Pinerolese-Val Varaita si costituisce come parte civile. Finalmente, l’11 aprile 2014, il responsabile dell’uccisione è stato condannato dalla Quinta Sezione Penale del Tribunale di Torino “perché per crudeltà o senza necessità, cagionava la morte di un esemplare di lupo, facente parte della fauna selvatica” alla pena detentiva di tre mesi, oltre al pagamento delle spese processuali anche della parte civile.

Al di là del patteggiamento, peraltro previsto, è importante e significativo che la giustizia abbia riconosciuto – anche solo formalmente (con l’accoglimento della costituzione di parte civile del WWF) – la legittimità e bontà dei principi in base ai quale opera il WWF, a difesa dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi che lo abitano, e che il bracconiere sia stato individuato e sanzionato. Infatti ogni anno vengono commessi migliaia di casi di bracconaggio ai danni di uccelli e mammiferi, reati ambientali spesso difficili da scoprire e, ancora di più, da sanzionare. I colpevoli finiscono così per restare il più delle volte impuniti, coperti talvolta da un velo di omertà e di silenzio: sono infatti ancora troppo numerosi quelli che pensano che il bracconaggio sia qualcosa di più simile a un peccato veniale che a una trasgressione molto grave.

Il bracconaggio è a tutti gli effetti un reato punito dalla legge italiana e contrastato attivamente dal Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del Corpo Forestale dello Stato . Ma il bracconaggio è anche e soprattutto un danno enorme per la biodiversità e per la salute dell’ambiente. Senza contare che le “armi” illegali dei bracconieri – lacci, tagliole, archetti – quasi sempre condannano gli animali caduti in trappola a una lunga e dolorosa agonia o a menomazioni permanenti. Particolarmente infidi e pericolosi sono poi i bocconi avvelenati, che costituiscono un pericolo concreto non solo per i selvatici cui sono destinati, ma anche per i cani domestici. Il bracconaggio fa male a tutti: agli animali che ne sono vittime dirette, all’ambiente in generale e anche all’immagine di quei cacciatori (e sono la maggioranza) che svolgono l’attività venatoria nel rispetto della legge.

Il bracconaggio nei confronti del lupo è tra le più importanti cause di mortalità della specie, per questo la lotta al bracconaggio è uno dei pilastri del progetto LIFE WOLFALPS e la sentenza del Tribunale di Torino arriva come una buona notizia che ci fa ben sperare per il futuro.