Nell’ambito delle azioni che LIFE WOLFALPS dedica al mondo delle scuole, le conferenze studenti / esperti rivestono un ruolo particolarmente importante, perché permettono un utile scambio generazionale di informazioni sulla biologia, il comportamento e le criticità legate al ritorno del predatore sull’arco alpino.

Giovedì 16 aprile 2015, presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN), si è tenuta una conferenza studenti – esperti d’eccezione: per l’occasione infatti tutto il Centro di Istruzione e Formazione Fondazione Edmund Mach si è attivato sul tema “lupo” dedicando l’assemblea d’istituto al ritorno del grande carnivoro in provincia di Trento.

Per comunicare con gli oltre settecento studenti dell’Istituto è stato necessario coinvolgere ben tre esperti (Natalia Bragalanti del MUSE, Alessandro Brugnoli dell’ Associazione Cacciatori Trentini, e Claudio Groff del Servizio Foreste e fauna PAT) che hanno coinvolto gli studenti in tre aule magne diverse.

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Lo sforzo organizzativo – promosso e coordinato dal Centro di Formazione e Istruzione Fondazione Edmund Mach, anche tramite il coinvolgimento diretto del vicepreside prof. Ivano Artuso – è stato ampiamente ripagato dai ragazzi: al termine di ogni presentazione gli studenti sono intervenuti ponendo dubbi e domande, in molti casi di lucidità e pertinenza straordinarie.

Riportiamo qui alcune delle questioni più interessanti sollevate nella giornata, ribadendo che simili eventi di coinvolgimento pubblico sono fondamentali per mettere a punto qualsiasi decisione legata alla gestione della presenza del predatore sulle Alpi.

 

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Dove non diversamente indicato le domande sono state poste dagli studenti e le risposte fornite dai relatori.

 

DOMANDA: Un cane può allontanare i lupi dal bestiame?

RISPOSTA: Un cane qualsiasi no. Ma razze selezionate allo scopo, come i pastori maremmani o abruzzesi, si. Ovviamente il cane deve essere gestito in un certo modo, avere un giusto rapporto numerico con i capi da guardare ed è più efficace con allevamenti di ovi-caprini che non di bovini.

 

D: Un lupo può attraversare l’autostrada?

R: Sì, anche se succede non di rado che lupi in dispersione attraversando le strade rimangano vittime di investimenti.

 

D: Non credo che in questo momento il lupo ci serva proprio: perché riportarlo?

R: Nessuno sta riportando il lupo sulle Alpi: sta tornando con le sue gambe in seguito ad una serie di fattori fra cui il miglioramento delle condizioni ecologiche degli habitat montani e la sua estrema mobilità come specie.

 

D: Gli indennizzi della Provincia [autonoma di Trento] per le predazioni arrivano in ritardo: quasi 11 mesi!

R: E’ vero, purtroppo nel 2014 – causa anche la crisi contingente – c’è stato un ritardo nel saldare gli indennizzi previsti dalla legge. E’ un caso però senza precedenti, e da subito ci si è attivati per mantenerlo un caso più unico che raro.

 

D: [di un professore] L’evento di ricongiungimento fra popolazioni di lupo italiane e slovene, avvenuto sui monti Lessini, porterà ad una perdita di biodiversità genetica della sottospecie Canis lupus italicus?

R: No, anzi il fatto che la popolazione italiana, tramite il completamento della colonizzazione dell’arco alpino, si ricongiunga con le popolazioni dinarico balcaniche e carpatiche migliorerà il pool genetico delle popolazioni di lupo coinvolte favorendo un “rimescolamento genetico” positivo.

 

D: I cani randagi o rinselvatichiti sono un problema per il lupo?

R: Sì, perché si accoppiano con i lupi generando ibridi fertili, ma il problema è più pressante sugli Appennini perché sulle Alpi il fenomeno dei cani randagi è quasi inesistente.

 

D: Avete detto che la Lessinia è sicuramente un posto “difficile”, ma in Trentino non ci sono posti “giusti” per il lupo.

R: Vero, non si tratta tanto di posti “facili” o “difficili”: il lupo va gestito ovunque, e a scala quantomeno alpina.

 

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CONSIDERAZIONE [da parte di una professoressa d’italiano]: L’ambiente non può più essere visto solo come una risorsa da sfruttare. Rispetto a 100 anni fa il mondo è cambiato, l’economia è cambiata. Dalla sussitenza pura viviamo oggi in un’economia di sussidi, di interessi e visioni dell’ambiente montano molteplici e complessi. La conservazione e tutela, anche a livello europeo, è uno di questi.

 

CONSIDERAZIONE [da parte di Don Renato Scoz, ex docente dell’ Istituto]: Ricordate che in Italia abbiamo un lupo molto famoso: il lupo di Gubbio! Vorrei sottolineare cosa disse San Francesco a quel lupo: lo perdonò perché agiva non per cattiveria ma per fame. Attenzione che il lupo rimanga affamato! L’uomo non può controllare tutto ed eliminare quello che non gli piace. La natura, il selvatico, la fame, sono esperienze importanti della vita. Creature come il lupo ce lo ricordano e dobbiamo porci nei loro confronti con il dovuto rispetto e considerazione.

 

D: Che importanza ha il lupo da un punto di vista economico?

R: Da un’indagine DOXA commissionata dalla Provincia autonoma di Trento, emerge che per il 70% degli italiani i grandi carnivori sono un elemento di attrazione turistica.

 

D. Un attacco di lupo spesso è più dannoso per i capi che sopravvivono – stressati o feriti – che per quelli effettivamente predati, si tiene conto di questo negli indennizzi?

R: Negli indennizzi è concordata una parte a forfait a copertura dei danni indiretti.

 

D: Ok, che il lupo può essere un’attrazione turistica per il territorio. Ma al turista non interessano se in Provincia ci sono 2 o 20 branchi, perché non tenerne solo due?

R: Questa è una riflessione molto lucida: Provincia e progetti come LIFE WOLFALPS stanno proprio cercando di capire quanti lupi il territorio può sopportare in una convivenza sostenibile fra esigenze del predatore e attività umane tradizionali. Quanti branchi ci saranno dipende solo da noi.

 

CONSIDERAZIONE [da parte di una ricercatrice FEM]: il lupo, predando principalmente esemplari deboli e/o ammalati, è una presenza postiva per il controllo di malettie epidemiche come la tubercolosi, che in questi anni sta colpendo duramente le popolazioni di ungulati selvatici.

 

D: A cosa è dovuto il diverso approccio fra popolazioni latine e anglosassoni / germaniche, nella gestione del lupo?

R: Molti fattori sono in gioco, da quelli morfologici, a quelli culturali (fatalismo latino / determinazione germanica), a quelli economici (ad es. in Austria la caccia è gestita a livello privatistico).

 

D: Le segnalazioni di lupo in Val di Non sono affidabili?

R: Sì, abbiamo pieno riscontro di un individuo maschio dal 2010 chiamato M24, e stiamo verificando i segni di presenza di un secondo esemplare.

 

D: Il lupo preda anche il cinghiale?

R: Sì, come recentemente abbiamo documentato in Lessinia. Ciò è un gran bene perché i danni alle attività agricole causate dai cinghiali sono di molto maggiori rispetto a quelli causati dal lupo.

 

D: Come mai il lupo non ha attaccato il collega che è entrato nella tana della lupa?

R: E’ un segno del timore atavico che il lupo ha dell’uomo, ereditato probabilmente da centinaia di anni di persecuzioni e sterminio attivo di una specie sull’altra.

 

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D: Qual è il rapporto del lupo con gli altri predatori?

R: In Trentino i grandi predatori sono l’orso, la lince e il lupo. L’orso a seconda della stagione si alimenta in modo diverso (carne-carcasse; frutta, miele, vegetali, etc… alimentazione quindi onnivora a seconda delle esigenze e stagioni). Per quanto riguarda la carne, predilige alimentarsi su carcasse che trova. La lince (che mangia solo carne) caccia le sue prede tipicamente all’agguato senza inseguire la sua preda (è una caccia che non seleziona le prede più deboli). Il lupo invece caccia all’inseguimento e quindi tendenzialmente caccia le prede più deboli. La sua caccia quindi filtra e seleziona le prede. Vi sono però eccezioni quando insegue prede “sane” e in questo caso tende a portarle in situazioni difficili, dove gli è più facile poi predarle.

 

D: Se trovo la carcassa di una preda riesco a capire quale predatore lo ha cacciato?

Sì, dalle tracce lasciate sulla carcassa. La conferma poi si ha attraverso il tampone fatto sulla carcassa un prelevare un po’ di saliva, da cui estrarre e studiare il DNA, che permette di identificare esattamente il predatore. Comunque se ci si dovesse imbattere in una carcassa si deve dare subito avviso tramite il numero 1515.

 

D: Ogni quanto caccia il lupo?

Solitamente 2 ungulati a settimana, ma non è la regola. Esistono anche i fenomeni di scaveging (utilizzo di carcasse trovate nell’ambiente) e food caching (utilizzo di animali predati in precedenza e “tenuti da parte” per i momenti difficili; a tale proposito si veda anche il post “Il cinghiale ritrovato”)

 

D: Se vengono introdotti animali selvatici, diminuiscono le predazioni sui domestici?

R: Se sono presenti ungulati selvatici, la pressione predatoria si distribuisce in modo più equilibrato (anche) su questa componente. Quindi, progetti di reintroduzione e restocking di ungulati selvatici, ove non siano presenti, sono sicuramente una misura gestionale favorevole. Certo e’ che stagionalmente, come in Lessinia, l’offerta alimentare di ungulati domestici e’ talmente abbondante e vulnerabile che risulta estremamente ‘conveniente’, rispetto ai selvatici, per il branco di lupi territoriale. Per questo adottare misure di prevenzione è molto importante: i branchi locali devono essere  dissuasi, quanto più possibile e con i mezzi appropriati e disponibili, dal considerare gli allevamenti montani un “supermercato gratis”.