Non è morta uccisa a colpi di carabina, come hanno riportato in un primo tempo La Stampa (“Uccisa a fucilate la lupa di Monastero. L’autopsia: colpita con una carabina”) e Il Risveglio (entrambi gli articoli a firma del giornalista Gianni Giacomino) la femmina di lupo di dieci mesi d’età recuperata giorni fa fa a Monastero di Lanzo (TO). L’autopsia che si è svolta mercoledì 15 marzo presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino con la partecipazione dell’IZS Piemonte-Valle d’Aosta, del Centro Grandi Carnivori e del Progetto LIFE WolfAlps e alla presenza delle forze dell’ordine ha evidenziato da subito in maniera inequivocabile che il giovane animale è stato aggredito da altri lupi ed è morto per le ferite profonde inferte dai conspecifici.
Non un atto di bracconaggio, dunque, ma un episodio naturale di conflitto fra individui della stessa specie. Ricordiamo che il lupo è un animale territoriale: ogni branco difende attivamente il proprio territorio dall’intrusione di altri lupi – per questo il numero dei componenti di un branco in una zona tende a essere stabile nel tempo.
Nel corso della stessa mattinata è stato analizzato anche il lupo ritrovato morto a Pontechianale (alta Val Varaita, CN). Il maschio di quasi tre anni è deceduto in seguito all’impatto con un veicolo.
Su nostra segnalazione, il quotidiano torinese ha provveduto a una rettifica online. Tuttavia la falsa notizia riportata in un primo momento è stata ripresa da più parti (vedi per esempio anche Quotidianopiemontese.it) e ha fatto sì che si innescasse un sorta di “giallo” in più atti. In realtà non c’è mai stato nessun mistero, né presunte “nuove risultanze” dell’autopsia: semplicemente sono state diffuse come fatti semplici ipotesi. Un modo di procedere scorretto, che crea confusione laddove c’è bisogno piuttosto di serietà e precisione. Vale sicuramente la pena attendere e dare notizie sicure (l’ufficio stampa del progetto, nei limiti del possibile, è disponibile: comunicazione@lifewolfalps.eu e 0171 976837) piuttosto che fornire ai lettori una comunicazione che si vorrebbe tempestiva, ma che finisce per essere solo approssimativa e fuorviante.
Cogliamo l’occasione anche per fare chiarezza sul tema del ritrovamento di lupi morti, che in modo ricorrente viene utilizzato come argomento per mettere in dubbio i dati relativi alla consistenza della popolazione di lupo (di norma il ragionamento assume questa forma: “ci sono tantissimi ritrovamenti di lupi morti, quindi i lupi sono molti di più di quelli stimati”). Parliamo di numeri: sono circa 140 i lupi morti recuperati dal 1999 a oggi (i dati sono in continuo aggiornamento – ancora venerdì 17 marzo scorso è stato ritrovato un lupo morto lungo la ferrovia fra Oulx e Bardonecchia).
Nei primi anni dal ritorno del lupo sulle Alpi (1996 – primi anni 2000) il ritrovamento di una carcassa di lupo era da un lato una novità, dall’altro un fatto raro – di cui i giornali davano regolarmente notizia. Negli ultimi anni, il trend dei ritrovamenti è in aumento (in media una decina all’anno, concentrati nei mesi invernali) e rispecchia l’evoluzione della popolazione alpina di lupo. La specie ha infatti gradualmente ricolonizzato molti territori alpini e pedemontani delle Alpi cuneesi e torinesi: imbattersi in lupi morti (per incidenti, bracconaggio o cause naturali) oggi non è più un evento così inusuale come in passato. Il singolo ritrovamento di un lupo morto quindi non è più di per sé una gran notizia in generale, quanto piuttosto un fatto sicuramente interessante a livello locale e senz’altro utile per i ricercatori che seguono il monitoraggio della popolazione alpina di lupo, coordinato dal progetto LIFE. Diverso è il caso di animali che si rivelano bracconati (…a patto che siano bracconati per davvero!), di cui viene regolarmente denunciata l’uccisione nei tempi e nei modi dettati dalla collaborazione con le forze dell’ordine competenti.
Entro qualche settimana sarà disponibile, pubblico e liberamente scaricabile online l’aggiornamento dei dati del monitoraggio della popolazione alpina di lupo (include anche l’aggiornamento del ritrovamento di esemplari morti), realizzato grazie all’intenso lavoro scientifico di un network di 500 operatori formati e distribuiti su tutto l’arco alpino, che ha visto la collaborazione degli enti e delle istituzioni del territorio: Regioni, Aree Protette, Città Metropolitane, Carabinieri Forestali e Comparti Alpini. Questa sì che è un’ottima notizia per chi vuole parlare di lupo dati alla mano, a partire da un una solida base scientifica.

