Che si parli del lupo o di una qualsiasi altra specie, quando si tratta di gestirne la conservazione occorre prima di tutto avere a disposizione dati attendibili e aggiornati su cui lavorare: quanti sono i branchi e quanti i lupi (A4)? dove vivono? come si spostano? di che cosa si nutrono? di che cosa muoiono (A4 e A6)? qual è il loro impatto sul bestiame domestico (A7)? com’è percepita la loro presenza da parte di chi vive sui territori ricolonizzati (A8)? Tutte queste informazioni si ottengono solo attraverso un’attività di monitoraggio condotta secondo metodo e rigore scientifico.
LIFE WOLFALPS è monitoraggio
(Azioni A2, A3, A4, A6, A7, A10, D1, A11)
Raccogliere dati scientifici a livello dell’intero arco alpino è un’impresa complessa, che richiede un grande dispiegamento di personale preparato, in grado di mettere in pratica, sul lungo periodo, protocolli di monitoraggio affidabili e condivisi. Per questo, nel corso del 2014, sono stati realizzati dei corsi di formazione destinati agli operatori che lavoreranno al monitoraggio sul campo, a partire dall’inverno 2014-2015. E’ infatti assolutamente necessario uniformare l’approccio di monitoraggio a scala alpina e preparare il personale con metodi unificati. Il primo è stato organizzato a Ceva nel 2014 per la costituzione del “Network Lupo Alpi”.
L’attività di monitoraggio è necessaria sia nella fase iniziale del progetto, per stabilire lo status ante quem della popolazione alpina di lupo, che al termine del lavoro, per verificare l’efficacia degli interventi messi realizzati. Le azioni più strettamente legate alla conservazione del lupo prevedono l’elaborazione di piani di gestione del territorio all’interno delle aree protette per proteggere la specie e i suoi siti riproduttivi (A9) e l’analisi della connettività spaziale della popolazione alpina di lupo (A10). Un ulteriore oggetto di monitoraggio sono i casi di ibridazione cane-lupo, la cui gestione (C5) rientra a pieno titolo nella conservazione della popolazione alpina di lupo: l’ibridazione con i cani domestici costituisce infatti una seria minaccia alla conservazione dell’identità genetica della specie. Per questo la strategia di conservazione prevede il controllo degli ibridi attraverso la sterilizzazione o la rimozione degli individui, destinati alle aree faunistiche autorizzate, dove possono essere ospitati e dove la visita a questi esemplari può costituire un utile strumenti di sensibilizzazione del pubblico sul tema dell’ibridazione.
Rientra infine tra gli strumenti che saranno messi a punto nell’ambito del progetto il portale Web Gis destinato a raccogliere e georiferire le segnalazioni di presenza del lupo a livello dell’intero arco alpino (A11).

